4 mesi, 3 settimane, 2 giorni e 1 serata nel cesso
Aprile 8, 2008
L’aborto è stato uno dei temi caldi di questi ultimi mesi, lo sappiamo tutti e mi sembra inutile che vi dica la mia sull’argomento, anche perchè in realtà non ce l’ho un opinione mia: diciamo che sono pro-aborto, ma credo anche che se pure mio padre fosse stato a favore probabilmente ora sarei ancora sotto forma di vinavil scrotale impiastricciato in un kleenex, e di certo non starei qua a scrivere o a fare tante altre cose.
Comunque lasciamo perdere, il preambolo era d’obbligo perchè se no non si spiega come mai oggi vi parlo, per l’angolo TSSMT, di “Quattro mesi, tre settimane e due giorni”.
Quella sera c’erano gli spettacoli ad un euro, e sulla locandina del film spiccava boriosa la palma d’oro di Cannes, e allora io e parte della nostra banda di finocchi cinefili ci siamo detti che forse poteva valerne la pena. Un ora e mezza dopo avevamo bisogno di bere forte.
Ci troviamo nella Romania di Ceausescu, che credo sia una delle ultime configurazioni spazio/temporali che verrebbero in mente a qualunque essere con un minimo di raziocinio per mettere al mondo un bambino. Nonostante questa inconfutabile realtà, una studentessa rimane incinta e solo allora capisce la cazzata che ha fatto.
Una sua amica, la protagonista del film, decide di aiutarla e la accompagna all’appuntamento con un medico clandestino in un puzzolentissimo hotel: il tizio le tratta da schifo, le violenta entrambe, si fa pagare, inserisce il sondino là, si lava le mani e va via. Lei rimane agonizzante nel letto dell’hotel, fino a quando espelle il feto che viene avvolto in un foglio di giornale e buttato in un cassonetto. Ugh.
Nonostante da questo mio breve riassunto il film possa sembrare gravido ( è proprio il caso di dirlo) di colpi di scena, scene chiave, violenza e drama, si ha la perenne sensazione che in realtà non succeda niente: il grosso del film si svolge in un quarto d’ora, e l’ora e un quarto che resta è tutta di di sguardi, silenzi, cani che abbaiano e moquette luride. I pochi dialoghi sono calcolati in base agli studi sugli stati di dormiveglia e fase REM, il che vuol dire che gli attori emettono suoni articolati e significanti esattamente un attimo prima di quando lo spettatore in sala comincerebbe a russare. E per la maggior parte sono frasi tipo “Si stenda” o “Caccia i soldi, puttana” o “Non lo dirai a nessuno, vero?”.
Ho deciso di non dare un voto numerico al film perchè in fin dei conti è anche un pò colpa mia: Se gli addendi sono
-film sull’aborto +
-rumeno+
-proposto al cineforum della Sinistra Giovanile =
hai gettato volontariamente una serata della tua vita e non puoi dare la colpa che a te stesso.
Incasso il colpo con la poca dignità che mi rimane in momenti simili.
