FailGeist
Marzo 26, 2008
Era da un pò che mi dicevano“oh, ma l’hai visto Zeitgeist?”, “oh, vediti Zeitgeist“, “oh, ma poi l’hai visto quel film che t’ho detto, Zeitgeist?”, allora in queste molli nottate pasquali ho preso il coraggio a due mani e mi sono visto questo famoso Zeitgeist.
Chi mi conosce lo sa: sono pieno di pregiudizi su tutto e tutti, e sinceramente mi va bene così perchè è raro che mi sbagli. Non è per presunzione, eh. Anzi sì, è per presunzione.
Ma manco questa volta mi sono sbagliato, ed è per questo che la categoria TSSMT si arricchisce di un nuovo fail cinematografico, spoilerato dal vostro arrogante servo: me.
Il regista è famosissimo nell’ ambiente dei cineasti, firma le sue opere con tanti diversi pseudonimi (il più usato è Mel Gibson): per la direzione di questa sua ultima fatica ha scelto di usare però il suo vero nome, Captain Obvious.
Tra l’altro Zeitgeist ( che per comodità mia d’ora in poi chiamerò FailGeist) è un pò come quando noi studenti fuori sede dobbiamo partire per le feste sacre verso casa e c’abbiamo il frigo ancora con qualche provvista: ci diciamo “hey, se mischio sugo-che piace a tutti, no?- con fagioli-che piacciono a tutti, no?- con le rape-che piacciono a tutti no?- verrà sicuramente un buon pasto, no?”
No.
Religione e 11/9, poi Hitler e microchip sottocutanei, e poi le banche e il nuovo ordine mondiale. Io ci avrei messo anche Lochness e i Templari, e magari il Chupacabras.
La formula non regge, e in più vedo in Failgeist un bel pizzico di malafede: tracciare un quadro denigratorio della storia delle religioni notando come “oooOOOH (da leggere con tono di voce ascendente e tutti in coro)! I culti nati tra Egitto, Palestina e Grecia sono molto simili tra loro! Quali strane somiglianze! E per di più in terre così lontane fra loro e senza contatti culturali di alcun tipo!! Allora è vero che ci prendono in giro! Argh!”, bè, tutto ciò potrà stupire qualche stupido yankee, non certo me.
Grandi teologi e storici hanno notato come l’uomo si è sempre trasmesso informazioni, oltre che donne, stoffe e cammelli; ebbene sì, caro Captain Obvious: anche in materia di religione e mitologia.
Sapete, vedere FailGeist è come assistere allo squallido spettacolino di un mago alle prime armi: proverà disperatamente ad ammaliarci con trucchi goffi, sapendo che una colomba tirata fuori da un cilindro-pure se la colomba è morta per la mancanza d’aria-farà sempre contenti i bifolchi che perdono il loro tempo nel suo teatro di periferia.
Io non mi ritengo un credente nel senso più stretto della parola, ma a prescindere dai crimini di cui la Chiesa Cattolica si è macchiata nel corso della storia, cerco di non commettere mai due errori ermeneutici, che puntualmente ritroviamo in questa merda di film: 1, confondere religione come fatto spirituale con il suo umanissimo sviluppo istituzionale; 2, usare gli errori del secondo per sminuire la portata del primo: giusto per capirci, se Ghandi avesse fatto uso di eroina, questo avrebbe inificiato la portata del suo messaggio? Non credo.
E poi la faccenda dell’ 11/9. Sì, ok, grande tragedia, 6000 and runnin’ morti, colpo al cuore dell’Occidente, paura e insicurezza e tutto quello che volete. Ma finitela con le teorie sulla cospirazione. Cosa dovremmo fare noi baresi, cominciare a indagare sui coinvolgimenti dei terroristi baschi per Punta Perotti? Sono noti i rapporti fra la famiglia Bush e il suo equivalente saudita, i Bin Laden. Solo finitela di romperci le palle, dall’11/9 ogni scribacchino da tabloid si sente Tom Clancy. Più che altro pensate a non eleggere un Bush 2.0 alle prossime amministrative, amici americani. Vi siete già vendicati abbastanza.
Ho cercato di mandare una mail agli autori del film, tramite il loro sito, ma la loro casella, dicono, è intasata dalle troppe mail di pompini che i mentecatti di mezzo pianeta gli stanno mandando, impedendo a me di dire che li ritengo dei populisti biechi, dei ricercatori approssimativi e dei faziosi senza scuse. Ma la casella di posta scoppia di pacche sulle spalle e mail macchiate di lacrime di rabbia per le ingiustizie del mondo.
Domani sera mi vedo un porno.
Edit: Il documentario si presenta come ” no profit”, fatta eccezione per i banner sparsi un pò ovunque nell’internets, google videos, dvd, magliette e libri illustrati che vendono tramite il loro sito in tutto il mondo.