brb, homies
Giugno 9, 2008
Yo.
Volevo solo dirvi che questo blog AIN’T DEAD e indi tornerò presto, ammesso che la cosa vi interessi. Ho davanti una settimana in cui mi giocherò la mia carriera unoversitaria, e quindi lavorativa, e quindi economica, e quindi sessuale.
Perciò tenete duro e masturbatevi di meno, chè fa caldo e poi sudate e potreste morire.
Edit: in ogni caso, sto avendo un simpatico scambio di vedute con un attivista pro-Tibet su youtube.com, su cui farò un reportage accurato non appena il suddetto minchione sbrocca definitivamente.
Si prevede un estate bollente e senza apostrofi (visto che non so se vanno coi nomi femminili o maschili).
There’s no love on Emule
Maggio 24, 2008
Lo chef consiglia
Maggio 19, 2008
Incominciamo in grande stile questa versione riveduta e corretta di GB inaugurando una nuova categoria, nella quale vi segnalerò di volta in volta alcuni dei personaggi più biechi del music business.
Si sa, chi ben comincia è a metà dell’ opera si scoccia più tardi, perciò la mia prima scelta non poteva che ricadere sui leggendari Anal Cunt, noti anche come AxCx.
Tra i più sporchi, luridi e babbioni alfieri del crust/hatecore, Seth Putnam e i suoi hanno però una precisa visione di come un brano crust deve essere: veloce, stupido, breve. Come tutte le cose belle della vita, tra l’altro.
Nel 1997 uscirono con l’album “I like it when you die”, nel quale sono presenti brani della lunghezza media di 40 secondi e con titoli tipo ”You’ve Got No Friends”,”You Own a Store” (dove Seth insulta gli immigrati coreani ed il loro accento), “Recycling Is Gay”,”You’re a Cop” o ancora ”You’ve Got Cancer”.
La selezione del vostro fedelissimo premia però il brano nel player, “You Keep A Diary”: tenere un diario in cui si raccontano le proprie avventure, i propri amori, i propri pensieri è notoriamente gay, secondo Seth e gli Anal Cunt. Pertanto la dedico a tutti i blogger. Qualcuno di noi ha argomenti validi per contraddire questo assioma? Nessuno? Bene.
Ecco il testo, da leggere mentre s’ascolta il brano, a mò di libretto d’opera:
YOU THINK YOUR LIFE’S SO IMPORTANT
YOU HAVE TO WRITE IT DOWN
YOU’RE JUST A FUCKIN’FAGGOT
YOU, YOU KEEP A DIARY
YOU POMPOUS ASSHOLE DICKFACE
YOU’LL PROBABLY WRITE A BOOK
ONLY ANOTHER ASSHOLE WOULD PUBLISH IT
YOU DUMB STUPID FAG!
Buon ascolto, haters.
Comunicazioni di servizio
Maggio 13, 2008
Eccoci qua.
Ieri ho ricevuto la notizia che il mio periodo da blogger parassita sul server di non-so-chi stava per finire, quindi ho deciso di fare i bagagli e trasferirmi su wordpress, in modo da non stare col fiato sul collo e vedermi chiuso il mio amatissimo (da me) blog da un giorno all’altro.
Del resto, gaetanobresci.org nasceva come joint venture fra me e gg; dovevamo scriverci prevalentemente i curiosi avvenimenti che succedono a casa nostra, Casa Bresci appunto.
Col tempo, GB.org è diventato sempre più mio (non che il mio socio non potesse scriverci o che non ce lo volessi, anzi. Ci scrivevo di più io perchè sono un fancazzista senza spina dorsale e quindi ha subito un inevitabile processo di personalizzazione), trasformandosi da bollettino di guerra a diario una cosa più individuale.
Perciò il vecchio sito verrà chiuso a momenti, appena capisco come, al posto della classica schermata verde ed arabeggiante, metterci un avviso tipo “cucù, non sono più qui ma QUI.”
Se volete riaggiornate i link, ma anche no, come vi pare.
Nota: ho dovuto modificare leggermente il nick, visto che GrannySmith era già occupato. Spero che l’utente con quel nome diventi un mio stalker aggressivo e psicotico, o che io diventi il suo. Ah, e spero di abbellirlo il prima possibile, perchè vorrei farmi un almeno un banner, a ’sto giro.
Vedremo.
EDIT: Il buon DiavoloMatematica ha giustamente notato che grannyspliff è orribile. Pur non condividendo una presa di posizione così radicale, sono riuscito a modificare il nick pubblico, in modo da tornare anche nominalmente al good ol’ GrannySmith, puttane.
Fatemi un vlog job
Maggio 4, 2008
Da qualche tempo sta imperversando nel blogoscroto la preoccupante pratica del vlog.
In due parole, il blogger di turno gioca l’ultima, disperata carta di mostrarsi in video per aumentare la propria scopabilità (nota: rileggete qui per il teorema visite blog/valore commerciale dei genitali), una volta accortosi che il suo charme virtuale sta inesorabilmente cadendo in picchiata.
Invece di scrivere un post, il blogger di grido piazza una telecamerina davanti alla sua faccia, cura le luci e l’abbigliamento (questo servirebbe per sbugiardare la diffusissima leggenda che i bloggers vivono in stanze umide e prive di finestre, curano poco la loro igiene personale e indossano magliette di GNU o col pinguino di linux), si schiarisce la voce e inizia a parlare.
“Riscoprire la dimensione orale della comunicazione”. Ah ah, certo. Cosa che ormai fanno solo i beduini, i Tuareg, gli abitanti delle steppe o delle lande della Mongolia. Siete in buona compagnia.
Molti la considerano una riduzione significativa della distanza che separa il blogger dai suoi fedeli lettori, o un divertente e divertito approccio comunicativo o tante altre invereconde bestialità; tutto ciò può anche andare bene, in linea teorica: ma considerando che il risultato è questo o questo, va da sè che è meglio non ridurla, la suddetta distanza. Va da sè che non è divertente.
Vada per il “divertito”, ma se postassi video di quello che faccio io per divertirmi mi atterrerebbe la internet-polizia in tenuta SWAT sul terrazzo di casa e dopo avermi arrestato mi processerebbero con l’imparzialità riservata a Saddam Husain.
Ok, prendersela con Sw4n (nel primo video, dove continua a guardarsi attorno ben consapevole che se qualcuno lo vedesse nel suo paesiello diventerebbe il recchione del villaggio) e la sua crew (per intenderci, la posse vanta personalità di spicco come Marileda Maggi, carismatica speaker per vivablognation e vivace animatrice di costruttivi dibattiti etici, come quello di qualche tempo fa su HateClub ) è facile come violentare una ballerina. Ma a me piace, violentare le ballerine. E’ divertente, non si ribellano e strillano un sacco.
Non nascondo che l’ idea di filmarmi e postare la mia bella faccia da crackomane mi ha sfiorato per qualche minuto. Allora ho chiesto al fido Mr. Raw cosa ne pensasse; m’ ha risposto più o meno:
“Ma non dire cazzate.”
Anche se intendevo tagliuzzarmi il braccio, spegnermi una camel sulle sopracciglia e fumare dell’oppio.
Nudo.
Guida alla sopravvivenza per musicisti underground in 6 punti
Aprile 29, 2008
Fino ad ora su questo blog ho parlato fondamentalmente di stronzate, lo ammetto. Donne che raccolgono accendini col culo, puttane psicotiche, sbronze. Si potrebbe pertanto affermare che questo è il mio primo post serio, quindi vi anticipo che il sottoscritto non proverà nemmeno a farvi ridere (anche perchè non lo so fare, sono una persona tremendamente noiosa).
Ma di recente mi sono posto dei quesiti, anzi delle proverbiali ”domande da un milione di dollari”:
I musicisti underground vengono sempre sfruttati, e fin qui siamo nel campo dell’ovvio; ma di preciso chi li sfrutta? Come e perchè? Quando finisce la gavetta? Ho provato a rispondere a queste domande (tranne all’ultima, a dire il vero) usando la mia modestissima esperienza nel campo, ed ecco le mie conclusioni, parziali e faziose, riassunte in sei comodi punti. Visto che esistono tanti opuscoli e depliants su come non beccarsi l’aids o su come evitare che una telefonata alle 4 del mattino annunci a dei genitori che il loro pargoletto è morto sotto una strobo, mi sembra il minimo che debba esistere un breve vademecum su come sopravvivere con dignità nel circuito della musica ultra-indipendente.
#1: Fase preliminare. Prima di andare in giro urlando “Hey! Hey! Sono un musicista, ho veramente qualcosa da dire! Mondo, cagami!“, prima di usare la tattica “sono un chitarrista/rapper/dj” per poter finalmente perdere la verginità, prima ancora (pensa te) di farti un account su myspace, statti a casa zitto e buono a farti i calli sulle dita o sulla lingua, ed esci dalla tua stanzetta solo quando avrai stimmate e piorrea.
#2: Primi passi. Comincia a farti vedere in giro alle serate del tuo circuito, e se hai la fortuna di fare rap fatti conoscere appena puoi. Ricordati che non sei nessuno, per il momento.
#3: La questione live. Quando avrai un pò di pezzi pronti cerca di esibirti, proponiti ai gestori dei vari locali. Ricordati che sei ancora nella fase gavetta (per il comportamento da tenere nei confronti dei live superata la fase gavetta, vedere punto successivo), quindi non puoi chiedere nè soldi nè certezze sulla qualità dell’impianto.
#4: Live post gavetta. Ricorda che l’organizzatore dell’evento nel quale sei stato invitato a suonare ha chiamato te e non un altro; ciò vuol dire:
- che ti riconosce delle doti;
- sa che tu dai un valore aggiunto alla serata che nessun altro darebbe;
- che porti gente.
Sapendo questo, fatti pagare. A meno che la serata/manifestazione/rassegna sia ad ingresso libero o simili, esigi di entrare nel lussurioso club di chi è riconosciuto economicamente per il proprio lavoro. A questo punto, l’insidioso organizzatore-aguzzino, alla tua richiesta di giusto compenso, ti dirà la seguente frase: “Non ti pago perchè a te conviene suonare”. Alchè tu aspetti che stampi le sue belle locandine e flyer e poi gli dai buca, o se decidi di suonare insulta tutto e tutti dal palco, presentati sbronzo o pestalo. E poi levagli i soldi. Mentre lo prendi a calci e gli pisci addosso quando agonizza, ricordagli che sei tu artista che permette a lui organizzatore di fare le serate, di pagare i buttafuori, di essere un promoter credibile. Se proprio non vuoi essere violento, presentati al soundcheck con almeno 40 minuti di ritardo: impazzirà.
#5: Il tuo primo cd. A questo punto ti sembrerà il momento adatto per lasciare memoria ai posteri dei tuoi sproloqui (se sei un rapper) o delle seghe che fai al manico della tua chitarra: prima rileggi a voce alta il punto # 1, poi procurati un buono studio e un ottimo fonico. Saltando a piè pari la fase regitrazione, ricorda che quando avrai il tuo bel demo in copie multiple di 100, devi regalarne almeno la metà. Portiamo un esempio di ciò che non devi assolutamente fare:
novellino: hey ciao! Lo sai che è uscito il mio demo?
veterano: ah bene, auguri, mi fa piacere!
novellino: eccotene una copia, tieni!
veterano: (mettendosela in tasca dopo averla esaminata) Grazie, lo sento volentieri. Ora vado, ciao!
novellino: eh eh eh..no…me la dovresti comprare…sono 8 euro…
veterano: muori.
#6: Repetita iuvant. Ora sei arrivato alla fine della prima fase. Iniziare di nuovo dal punto #2 prevedendo ed evitando gli errori che hai fatto al primo giro ( si presume che nel frattempo sei diventato più credibile).
E avanti così all’infinito, dal punto #2 al #6 fino a che muori.
(cop)isteria
Aprile 23, 2008
Salve, dovrei stampare un libro.
Sì, venga sul retro.
Sul retro?
Sì, sul retro. E indossi questi occhiali e baffi finti, per piacere.
Ehm, d’accordo, se è proprio necessario..
Sì, lo è. Mi segua, ma aspetti che le faccia segno. Lo conosce l’alfabeto morse?
No, ma credo che quando la vedrò fare gesti strani, vorrà dire che posso raggiungerla.
Faccia poco lo spiritoso.
(la signora salta dietro il bancone, si dipinge la faccia con strisce mimetiche e comincia a strisciare da una fotocopiatrice all’altra fino a aggiungere il retro bottega. Comincia a gesticolare: -..– _..- eccetera.)
Eccomi.
L’hanno seguita?
Eh?
L’hanno seguita?
Ho capito, ma non vedo perchè..e poi, siamo nel suo negozio!
Va bene, mi dia la penna usb.
Prego. Ah, se per piacere non mi stampa la prefazione, l’ indice e la bibliografia.
Eh, doveva dirlo prima.
Prima quando, mi scusi?
Prima, ora è troppo tardi.
Mh. Va beh, almeno le fotocopie me le può fare fronte/retro?
No. Mi dispiace, troppo tardi.
Ma troppo tardi che?! Non ha ancora premuto su “stampa”, signora!
(la signora preme su “stampa” appena finisco di dire “Ma troppo tardi che”)
Sì invece, guardi.
…
Ci vorrà un pò.
Un pò quanto, signora?
Non so, un oretta?
Un oretta?!
Sì, 60 minuti. Almeno.
…
(passa un ora e un quarto)
Ecco fatto.
Bene, quanto devo?
5 euro e 40.
A lei. Ah, ha per caso la spirale?
Come si permette?!
Intendevo per tenere i fogli assieme.
Ah, sì. Ce l’ho. La vuole?
Sì, grazie.
Bene, sono 9 e 40.
Cosa?!
no-ve eu-ro e qua-ran-ta cen-te-si-mi.
Non fa niente guardi, è troppo cara.
Troppo tardi. (mentre sistema i fogli nella macchinetta apposita)
Si fermi cazzo! (mentre cerco di staccarla via dalla macchinetta strattonandola)
No! NO! MI LASCI! CHIAMO LA POLIZIA!
D’accordo, d’accordo, mi scusi. Ecco 10 euro, tenga il resto.
Mh, d’accordo. Tenga la dispensa ben nascosta però.
Non ho uno zaino, come faccio?
Potrebbe ingoiarla.
…
Che c’è?
Arrivederci.
Torni presto!
Haiku!
Aprile 18, 2008
Un pò di tempo fa, vagando sbronzo per blogs, scopro quello di Feccia (link nell’apposita sezione), in cui posta haiku. Mi ha fatto tornare la scimmia per questi brevissimi componimenti di tre versi e 17 sillabe (5-7-5), visto che ne scrivevo parecchi anni addietro.
Pertanto ne pubblicherò, senza nessun tipo di commento, qualcuno ogni tanto, cominciando da ora.
-PANTHEON-
Dio è rosa,
s’ingozza di ghiande:
…un porco, quindi.
-BLOGSTAR-
Sono un blogger:
venderei il culo
per un commento.
La donna col culo prensile
Aprile 15, 2008
So cosa dovrei fare adesso: non sei un vero blogger se oggi 15 aprile non commenti, in maniera velata ,ironica o disperata i risultati delle elezioni. Dovrei citare qualche giornale online, o postare un video che documenti la disfatta delle Sinistre; forse dovrei addirittura linkare un Adinolfi o un Sofri.
Invece vi parlerò del sogno che ho fatto l’altra notte. Ho deciso così e perciò vi tocca.
Ero in un circo di quelli sgangherati e malsani, un pò balcanici, non come le giostre moderne, che sono più o meno identiche al Number One di Brescia in quanto a musica e gente; mi avvicino ad un piccolo gruppo di persone disposte a cerchio, al cui centro si esibisce l’attrazione della baracca: la donna col culo prensile.
Non ricordo esattamente se era vestita o nuda, o come avesse i capelli o la pelle, ma ho ben chiara in mente l’immagine del suo ano sporgente, che somigliava ad una seconda bocca delle dimensioni del becco di un uccello tropicale.
Gli spettatori applaudivano, urlavano, si facevano le seghe vicendevolmente, si passavano boccali di birra calda e sputavano la schiuma adosso alla donna: certi lo facevano di proposito, altri perchè ridevano con la bocca aperta.
La donna col culo prensile aveva intorno a sè in ordine sparso una serie di oggetti di varie dimensioni, tra cui ricordo una bottiglia di stravecchio, un accendino, un vocabolario e un estintore; il suo numero consisteva nel afferrare con lo sfintere questi oggetti e, quando possibile, usarli nel modo più appropriato: per esempio, nel bel mezzo del suo numero la donna, vedendomi armeggiare con una scatola di fiammiferi per accendermi una sigaretta, ha afferrato col culo un accendino e, sempre camminando bassa e a gambe divaricate, mi ha fatto gentilmente accendere la mia camel gialla.
Lei non sembrava triste o umiliata, anzi: sarà che aveva la faccia deformata in una smorfia di concentrazione, ma dava l’impressione di essere estremamente orgogliosa del suo talento col buco del culo. La cosa strana è che uno può immaginarsi il suo ano livido, gonfio e tumefatto, un pò come il celeberrimo goatse: al contrario, dava l’ impressione di essere perfettamente sano e normale, come se fosse una mano, un piede o un orecchio in piena salute. Il suo buco di culo non aveva niente di patologico.
Il sogno finisce con lei che disperde la piccola ressa spruzzandola con l’estintore che aveva sul suo piccolo e basso palchetto di terriccio e sterpaglie. La gente si allontana commentando a gruppetti lo spettacolo appena concluso e asciugandosi le lacrime dagli occhi, la bava dalla giacca ed il seme dal cavallo dei pantaloni di fustagno. Tutto ciò con lo stesso fazzoletto di stoffa che taluni avevano in tasca, altri nella giacca.
Anch’ io me ne vado insieme a tutti gli altri, tornando bruscamente alla realtà: la sveglia mi urla nelle orecchie, mi alzo e vado a votare.
Ma continuo tutt’ora a pensare alla donna del sogno ed al suo magnifico buco di culo prensile.
