(cop)isteria
Aprile 23, 2008
Salve, dovrei stampare un libro.
Sì, venga sul retro.
Sul retro?
Sì, sul retro. E indossi questi occhiali e baffi finti, per piacere.
Ehm, d’accordo, se è proprio necessario..
Sì, lo è. Mi segua, ma aspetti che le faccia segno. Lo conosce l’alfabeto morse?
No, ma credo che quando la vedrò fare gesti strani, vorrà dire che posso raggiungerla.
Faccia poco lo spiritoso.
(la signora salta dietro il bancone, si dipinge la faccia con strisce mimetiche e comincia a strisciare da una fotocopiatrice all’altra fino a aggiungere il retro bottega. Comincia a gesticolare: -..– _..- eccetera.)
Eccomi.
L’hanno seguita?
Eh?
L’hanno seguita?
Ho capito, ma non vedo perchè..e poi, siamo nel suo negozio!
Va bene, mi dia la penna usb.
Prego. Ah, se per piacere non mi stampa la prefazione, l’ indice e la bibliografia.
Eh, doveva dirlo prima.
Prima quando, mi scusi?
Prima, ora è troppo tardi.
Mh. Va beh, almeno le fotocopie me le può fare fronte/retro?
No. Mi dispiace, troppo tardi.
Ma troppo tardi che?! Non ha ancora premuto su “stampa”, signora!
(la signora preme su “stampa” appena finisco di dire “Ma troppo tardi che”)
Sì invece, guardi.
…
Ci vorrà un pò.
Un pò quanto, signora?
Non so, un oretta?
Un oretta?!
Sì, 60 minuti. Almeno.
…
(passa un ora e un quarto)
Ecco fatto.
Bene, quanto devo?
5 euro e 40.
A lei. Ah, ha per caso la spirale?
Come si permette?!
Intendevo per tenere i fogli assieme.
Ah, sì. Ce l’ho. La vuole?
Sì, grazie.
Bene, sono 9 e 40.
Cosa?!
no-ve eu-ro e qua-ran-ta cen-te-si-mi.
Non fa niente guardi, è troppo cara.
Troppo tardi. (mentre sistema i fogli nella macchinetta apposita)
Si fermi cazzo! (mentre cerco di staccarla via dalla macchinetta strattonandola)
No! NO! MI LASCI! CHIAMO LA POLIZIA!
D’accordo, d’accordo, mi scusi. Ecco 10 euro, tenga il resto.
Mh, d’accordo. Tenga la dispensa ben nascosta però.
Non ho uno zaino, come faccio?
Potrebbe ingoiarla.
…
Che c’è?
Arrivederci.
Torni presto!
Mi dovete 15 euro ed un sabato sera, stronzi rottinculo
Marzo 30, 2008
Un giorno chatti con un amica e ti dà LA notizia: il 29 marzo, cioè ieri, nella tua città suona Bounty Killer. Tu stai preso benissimo, rimani nella tua terra più di quanto vorresti perchè sicuramente sarà una seratona, un evento unico, sicuramente organizzato coi controcazzi, sicuramente con un’ impianto audio all’altezza.
Sicuramente.
Arrivi al locale. Lasci la tua auto a tre quarti d’ora a piedi dall’ingresso, in mezzo alla campagna, perchè un parcheggiatore rumeno ha deciso così, e gli devi pure mollare due euro tassativi (sì, perchè sono finiti i tempi in cui i posteggiatori abusivi erano dei placidi eroinomani che s’accontentavano di un’offerta a piacere, tale era la loro brama di denaro. Ora che il figlio di puttana è cittadino europeo ha diritto di prenderti a martellate lo specchietto, se le sue tariffe ti sembrano esagerate), e devi sforzarti di non menarlo quando si mette a pisciare vodka pura contro un albero davanti alla ragazza di un tuo amico. In fondo, non vorrai mica farti guastare LA serata che aspettavi da anni da una cosa del genere…
Entri, paghi. Un sacco di soldi, ma ti va bene, perchè dici a te stesso che in questa città non c’è mai niente di figo da fare, e per una volta che capita di non doverti addormentare sul pavimento di Termini dopo un concerto li spendi pure bei soldi che, continui a dirti con un pò di amaro in gola, comunque avresti speso in negroni e sigarette.
Il locale è pieno di gente, sei contento, saluti qualche conoscente e ci scambi due chiacchiere, ti accendi una sigaretta ed entri nella sala grande per gustarti una bella selezione prima che Bounty salga a fomentare. Ed è ora che le cose cominciano ad andare storte.
E’ da qualche anno che non vai ad una dancehall, e ti auguri che quella terribile cosa chiamata bashment sia passata di moda: in effetti è passata di moda, perchè è diventata consuetudine. Volevi muovere un pò il culo a tempo, ma non c’è un tempo da seguire perchè il dj mette il disco, lo senti per 10 secondi e, visto che non sa mixare, lo strappa via mandandolo all’ indietro con una sberla e attacca il prossimo brano, tra le urla del suo mc. Urla in leccese. Sbuffi un pò, ma alla fine lo accetti, perchè dopo c’ è Bounty.
Dopo due ore buone di questa storia, inizia IL live. Sei contentissimo, perchè è arrivato il momento che aspettavi. No, in realtà non ancora: devi prima sorbirti i suoi galoppini sconosciuti che francamente sono fiacchi. Ma pazienza, anzi dai, ci sta, e ti dici che in fondo ’sti due scemi sono anche bravini. Intanto, ti rendi conto che i problemi non sono finiti, anzi. Ti prendi una gomitata in piena fronte da un punkabbestia che balla, si gira e ridendo come un ebete ti mugugna delle scuse in materano. Non lo meni perchè i gorilla del locale sono dei tosti e quindi non vuoi finire LA serata al pronto soccorso.In più, non si sente un beneamato cazzo, il fonico forse era assente dal corso quando hanno spiegato come posizionare le casse in una sala così grande e come equalizzare microfoni e giradischi.
Sale Bounty Killer sul palco, nel delirio più totale della gente, e tu che dal fondo sala non capisci nemmeno se è realmente lui o un altro dei suoi garzoni, prendi coraggio e ti fai largo nella calca per avvicinarti, schivando gente che vomita, che muove le mani con cannoni accesi vicino alla tua faccia e cercando di non sentire il puzzo di erba e sudore rancido di quasi mille persone.
Torni indietro disperato, con la nausea e con un ustione sulla guancia.
Lui è bravissimo, un animale da palco, performer esperto e coinvolgente. Ma in fondo tutto questo lo dici per fede, perchè in realtà non lo vedi e non lo senti. Esci dal locale a metà concerto quasi in lacrime, non hai più nessun motivo per essere contento.
Il giorno dopo, cioè oggi, ti ritrovi a dire a te stesso, sorseggiando acqua e nimedex, che tutto sommato non l’hai sentito bene, non l’hai visto bene, ma sei comunque un fan contento di essere stato nella stessa stanza con Bounty Killer.
E, giustamente, ti sentirai uno stupido finocchio.
NB: ho cercato, durante tutta la stesura del post, un titolo arguto e non troppo risentito. Come potete vedere, ho fallito.
FailGeist
Marzo 26, 2008
Era da un pò che mi dicevano“oh, ma l’hai visto Zeitgeist?”, “oh, vediti Zeitgeist“, “oh, ma poi l’hai visto quel film che t’ho detto, Zeitgeist?”, allora in queste molli nottate pasquali ho preso il coraggio a due mani e mi sono visto questo famoso Zeitgeist.
Chi mi conosce lo sa: sono pieno di pregiudizi su tutto e tutti, e sinceramente mi va bene così perchè è raro che mi sbagli. Non è per presunzione, eh. Anzi sì, è per presunzione.
Ma manco questa volta mi sono sbagliato, ed è per questo che la categoria TSSMT si arricchisce di un nuovo fail cinematografico, spoilerato dal vostro arrogante servo: me.
Il regista è famosissimo nell’ ambiente dei cineasti, firma le sue opere con tanti diversi pseudonimi (il più usato è Mel Gibson): per la direzione di questa sua ultima fatica ha scelto di usare però il suo vero nome, Captain Obvious.
Tra l’altro Zeitgeist ( che per comodità mia d’ora in poi chiamerò FailGeist) è un pò come quando noi studenti fuori sede dobbiamo partire per le feste sacre verso casa e c’abbiamo il frigo ancora con qualche provvista: ci diciamo “hey, se mischio sugo-che piace a tutti, no?- con fagioli-che piacciono a tutti, no?- con le rape-che piacciono a tutti no?- verrà sicuramente un buon pasto, no?”
No.
Religione e 11/9, poi Hitler e microchip sottocutanei, e poi le banche e il nuovo ordine mondiale. Io ci avrei messo anche Lochness e i Templari, e magari il Chupacabras.
La formula non regge, e in più vedo in Failgeist un bel pizzico di malafede: tracciare un quadro denigratorio della storia delle religioni notando come “oooOOOH (da leggere con tono di voce ascendente e tutti in coro)! I culti nati tra Egitto, Palestina e Grecia sono molto simili tra loro! Quali strane somiglianze! E per di più in terre così lontane fra loro e senza contatti culturali di alcun tipo!! Allora è vero che ci prendono in giro! Argh!”, bè, tutto ciò potrà stupire qualche stupido yankee, non certo me.
Grandi teologi e storici hanno notato come l’uomo si è sempre trasmesso informazioni, oltre che donne, stoffe e cammelli; ebbene sì, caro Captain Obvious: anche in materia di religione e mitologia.
Sapete, vedere FailGeist è come assistere allo squallido spettacolino di un mago alle prime armi: proverà disperatamente ad ammaliarci con trucchi goffi, sapendo che una colomba tirata fuori da un cilindro-pure se la colomba è morta per la mancanza d’aria-farà sempre contenti i bifolchi che perdono il loro tempo nel suo teatro di periferia.
Io non mi ritengo un credente nel senso più stretto della parola, ma a prescindere dai crimini di cui la Chiesa Cattolica si è macchiata nel corso della storia, cerco di non commettere mai due errori ermeneutici, che puntualmente ritroviamo in questa merda di film: 1, confondere religione come fatto spirituale con il suo umanissimo sviluppo istituzionale; 2, usare gli errori del secondo per sminuire la portata del primo: giusto per capirci, se Ghandi avesse fatto uso di eroina, questo avrebbe inificiato la portata del suo messaggio? Non credo.
E poi la faccenda dell’ 11/9. Sì, ok, grande tragedia, 6000 and runnin’ morti, colpo al cuore dell’Occidente, paura e insicurezza e tutto quello che volete. Ma finitela con le teorie sulla cospirazione. Cosa dovremmo fare noi baresi, cominciare a indagare sui coinvolgimenti dei terroristi baschi per Punta Perotti? Sono noti i rapporti fra la famiglia Bush e il suo equivalente saudita, i Bin Laden. Solo finitela di romperci le palle, dall’11/9 ogni scribacchino da tabloid si sente Tom Clancy. Più che altro pensate a non eleggere un Bush 2.0 alle prossime amministrative, amici americani. Vi siete già vendicati abbastanza.
Ho cercato di mandare una mail agli autori del film, tramite il loro sito, ma la loro casella, dicono, è intasata dalle troppe mail di pompini che i mentecatti di mezzo pianeta gli stanno mandando, impedendo a me di dire che li ritengo dei populisti biechi, dei ricercatori approssimativi e dei faziosi senza scuse. Ma la casella di posta scoppia di pacche sulle spalle e mail macchiate di lacrime di rabbia per le ingiustizie del mondo.
Domani sera mi vedo un porno.
Edit: Il documentario si presenta come ” no profit”, fatta eccezione per i banner sparsi un pò ovunque nell’internets, google videos, dvd, magliette e libri illustrati che vendono tramite il loro sito in tutto il mondo.
konichiwa-di-sta-minchia
Gennaio 17, 2008
Gli studenti di giapponese della mia facoltà sono la feccia della terra.Ormai li riconosco a vista, e non perchè ormai sono tre anni che sto in quella facoltà, e neanche perchè portano un libro di grammatica giapponese sotto al braccio. E neanche perchè hanno gli occhi a mandorla:di solito non sono giapponesi.
Possono però essere riconosciuti dalle seguenti caratteristiche:
1.Se la fanno coi giappommerda erasmus, che in buona percentuale sono dei cartoni animati di carne o degli emo con la faccia da schiaffi;
2.Quando ridono, si mettono la mano dritta davanti alla bocca, stringono gli occhi e squittiscono come sorci.Sì, esatto:proprio come nei cartoni animati.
3.Se stai in biblioteca, e stai studiando da un libro vecchio, polveroso e scritto in un italiano ottocentesco (come a volte capita a me e ai miei colleghi arabisti), loro si siederanno al tuo stesso tavolo con un manga.I professori gli danno i fumetti, per studiare.
4.Li puoi sentire ruttare, tirare su col naso,espettorare,ingoiare saliva, rigurgitare, avere orgasmi,farsi le boccacce;in realtà, stanno leggendo a voce alta che c è scritto sui loro libri.
5.Oggi un gruppo di studenti di giapponese stava facendo pratica di judo(no, non scherzo) in corridoio.Mi stavo per beccare uno spinkick in pieno sterno.E a me non piacciono gli spinkick in pieno sterno.
6.In più sono grassi, stempiati,portano magliette di kurt cobain, lunghi giubbotti di pelle e felpe senza elastico in vita e alle maniche.
Vi odio, ragazzi che fate giapponese.
Lei:”No, dai..non voglio.”
Lui:” E perchè no?”
Lei:”Questo non mi sembra il momento..sono fragile…sono scossa…”
Lui:”Ah.”
(2o minuti di silenzio)
Lui:”Allora mi rimetto la maglietta..”
Lei:” No.”
Lui:”Ma ho freddo!”
Lei:”Non diventarmi piagnucoloso ora eh!”
Lui:”Ok…allora dammi un pò di coperta.”
Lei:” Sì.Ma prima passami il giornale, voglio leggere il mio oroscopo.”
Lui(sbuffando e tremando):”Tieni.”
Oroscopo:”E’ il momento giusto sul versante relazioni di coppia.Vivete!Lasciate da parte i sensi di colpa!Marte vi assiste e Giove vi rende bellissima in questa decade!”
Lei:”Senti…accendo il riscaldamento?”
Lui:”Eh..se vuoi..sarebbe gradito visto che…”
Lei:”Visto che COSA?”
Lui:”Niente, niente.”
Lui si alza, Lei lo insegue.Lunghi e partecipati preliminari. Si amano.
Lui:”Mi piaci, lo sai?”
Lei:”Sì.”
Lui:”Come sì? Avresti dovuto limitarti a dire “Anche tu”..
Lei:”Sì.”
Lui:”Devo andare ora.Posso chiamarti?”
Lei:”Sì.”
Lui:”Ma mi risponderai?”
Lei:”Forse.Più no che sì.”
Lui:”Ma come scusa..ti sembra una cosa da dire?”
Lei:”Non so.Io aspetterò.”
Lui:”Ah.Aspetterai, ma non è detto che poi rispondi.”
Lei:”Sì.”
Lui:”Ma io ti amo!”
Lei:”Sì.”
Lui “Cristo, di nuovo ’sto “Sì”…non potevi dire di meglio?!”
Lei:”Forse.”
Lui inizia frignare.Seguono 30 minuti di silenzio.Un cane ulula alla luna.
Lei:”Non diventarmi piagnucoloso ora eh!”
Quando scrivere come ti viene naturale significa copiare Bukowski
Novembre 13, 2007
Geah, chiunque tu sia, dovnque tu sia, qualsiasi sia il motivo che ti ha portato fin qui, qualsiasi sia il motivo per cui ti sei fermato a commentare, qualunque sia il tuo blog, il tuo sito, il tuo forum, il tuo chan, il tuo myspace con più visite del nostro, da dovunque tu venga e quale che sia il posto verso dove tu voglia andare, vaffanculo.
Here today, gone tomorrow.
Ottobre 22, 2007
Casa Bresci è terribilmente sfortunata.Ogni giorno o quasi succede qualcosa di nuovo, e il messaggio comune degli eventi è DOVETE VIVERE COME DELLE BESTIE PUTRIDE.
Oggi ci volevano levare la lavatrice.Sono saliti a casa Bresci i vecchi inquilini rivendicandone la proprietà.Uno di questi era pure calabrese:da ciò ho capito che la lavatrice (almeno a lui) non serve.Ora, o tutte le loro ragazze ci fanno vedere le tette(tranne la ragazza del calabrese), oppure non saliranno mai più a casa, quei luridi porci.Imparassero a lavare a secco.
Tra l’altro giocavo a biliardo su fueps.com mentre sono arrivate quelle latrine, e i sono innervosito e ho pure perso con una femmina.