Bitch!

Giugno 11, 2008

Oggi, mentre cazzeggiavo su myspace.com (prima che lo pensiate NO, non lo uso per conoscere inutili ragazzette da scopare. Ah, che bugiardo patologico che sono) mi è caduto l’occhio su questo:

e siccome non c’ ho intenzione di aprire libro, nè di fare alcun tipo di attività che mi possa portare buoni frutti, ho deciso di dedicare 5 minuti del mio inestimabile tempo alla visione del video di “PAZZA”: LA PRIMA PROVA IN ITALIANO DI TYING TIFFANY (rullo di tamburi e folla scalmanata che urla mentre schizza negli slip)!! 

Purtroppo non posso linkarvelo, ma se avete un account myspace (una volta qualcuno mi disse “myspace è il colon di internet”) e anche voi siete depressi, o state passando un periodo in cui avete scarsa stima delle donne, questo video potrebbe essere il proverbiale colpo di grazia.

Particolarmente interessante è il breve testo di presentazione del video, che vi riporto qua commentato e analizzato (il grassetto è mio, perchè certe cose non possono essere trascurate; quindi se avete l’abitudine di leggere velocemente e in maniera distratta, in questa maniera vi rimarrano dei concetti-chiave che tormenteranno la vostra vita fino alla morte, cari miei):

 Music Jato Music e Iscream Records sono lieti di annunciare che è finalmente pronto il nuovo videoclip di Tying Tiffany intitolato “Pazza”.

Ok. Grazie mille, sono già venuto tre volte.

“Pazza”, la prima prova discografica in italiano di Tiffany è già un manifesto per moltissime teenager (e no solo!) della MySpace generation.

MySpace Generation. Ne faccio parte anch’io? Come si cura? Basterà cancellare l’account o è proprio un dato anagrafico/sociale/legato alle mie abitudini? Sono SEGNATO A VITA perchè poco più che ventenne? OH PADRE, PERCHE’ MI HAI ABBANDONATO? E poi, è un manifesto? Diciamo come Anarchy in  the UK o Smells like Teen Spirits, o più come My Generation degli Who? Più simile ad Heroes di Bowie? Non lo so, sono confuso. Ah, e “no” invece di “non”:sarà qualche specie di contrazione giovanile? Si sa che i giovani non hanno tempo per scrivere “comunque” o “che”; magari anche “non” è troppo out.

Ecco quindi la scelta logica di presentare il video in anteprima sulla popolare piattaforma di social networking. Da lunedì 9 Giugno a giovedì 12 Giugno “Pazza” sarà visibile in esclusiva sull’home page di MySpace Italia.

Sì, era scelta logica.  Come era scelta logica sperimentare la bomba atomica a Mururoa e non a Cinisello Balsamo. Più o meno.

Il video diretto dal talentuoso regista Marco Marchesi è un omaggio ai classici b-movies alla Russ Meyer e John Waters con un tocco di “pulp alla matriciana” che tanto piacerebbe a Tarantino.

Ho i miei dubbi che possa piacere a chiunque dei tre registi nominati. E “Pink Flamingos” è un capolavoro, non un videoclip per una attention whore. Ah, ma che dico: il regista è TALENTUOSO. Se qualcuno dovesse pubblicizzare un mio pezzo, potrebbe mai definirmi una mezza sega senza ispirazione ed estro?

L’ambientazione paesaggistica del video “on the road” sono quelli del Delta del Po (cari anche a certo cinema del maestro Pupi Avati, ad esempio) e i personaggi nascono da un immaginario fumettistico e surreale.

Delta del Po. Il Palm Desert di noi poveracci. Lo volete capire che il “Think Globally/ Act locally” è MORTO? Poi di solito quando dice “Pupi Avati, ad esempio” si presuppone il fatto che chi scrive abbia nominato il primo regista che gli viene in mente, ma che potrebbe snocciolare tanti altri celeberrimi nomi. Bene, fallo: dimostra che qualcuno oltre TE e Avati si è realmente inculato quel posto dimenticato da Nostro Signore. 

Il filo narrativo è spezzettato per rappresentare al meglio l’universo di Tying Tiffany e il filo conduttore schizofrenico della canzone “Pazza”. Lo stesso regista racconta: “Il filo narrativo c’è ma poco importa, Tiffany non ha tempo per queste sciocchezze. “Posso dire e fare quello che voglio, tanto sono Tying Tiffany” è un po’ la costante del video, che mi pare esprima bene il senso della canzone.

Va beh, che altro vuoi aggiungere, dopo che il regista ammette che non aveva idee ed era strafatto. Ma a Tying non importa eh, mica ha tempo per queste minchiate come il filo logico. Ah ah, ma che scherziamo? Lei può fare quello che vuole, è una strafiga coi tatuaggi.

Sono tutti un po’ maltrattati: dal presunto fidanzato sacrificato nella scena finale (senza svelare troppo) agli autostoppisti, fatti salire e buttati fuori come le pare. Rivedendo più volte il video una cosa mi sembra chiara, quei personaggi non sono vittime, perché Tying Tiffany non è una carnefice, è solo sé stessa.”

Ah ok, per un attimo ho pensato che ci fosse un pò di Tying in ognuno di noi. Invece lei è solo se stessa. Però ora che ci penso, non sarebbe male il contrario, ovvero che ci fosse un pò di ognuno di noi in Tying. Decisamente.

Vi lascio alla visione del video, con la raccomandazione di prestare particolare attenzione al testo: una serie di aggettivi come LUNATICA ANORESSICA IPOCONDRIACA METODICA (questo me lo sono inventato), che sono diventati il manifesto di molte adolescenti (e non solo!) della MySpace Generation.

Era meglio la generazione dell’eroina dei nostri padri, o quella delle pasticche, in cui dovrei rientrare, controllerò le date.

 

Edit: ho appena scoperto di essere stato minacciato di percosse e insultato sulle mie capacità sessuali da un tizio che prese particolarmente a male il fatto che trollavo il suo forum del cuore. Al prossimo giro posto lo screenshot del messaggio. Potrei farlo adesso, ma essendo una persona (come ha detto la mia principessa) ” irritante, perchè senza iniziativa nè idee” mi conservo il tutto per un prossimo post, così so già di che parlarvi.

L’aborto è stato uno dei temi caldi di questi ultimi mesi, lo sappiamo tutti e mi sembra inutile che vi dica la mia sull’argomento, anche perchè in realtà non ce l’ho un opinione mia:  diciamo che sono pro-aborto, ma credo anche che se pure mio padre fosse stato a favore  probabilmente ora sarei ancora sotto forma di vinavil scrotale impiastricciato in un kleenex, e di certo non  starei qua a scrivere o a fare tante altre cose.

Comunque lasciamo perdere, il preambolo era d’obbligo perchè se no non si spiega come mai oggi vi parlo, per l’angolo TSSMT, di “Quattro mesi, tre settimane e due giorni”.

 Quella sera c’erano gli spettacoli ad un euro, e sulla locandina del film spiccava boriosa  la palma d’oro di Cannes, e allora io e parte della nostra banda di finocchi cinefili ci siamo detti che forse poteva valerne la pena. Un ora e mezza dopo avevamo bisogno di bere forte.

Ci troviamo nella Romania di Ceausescu, che credo sia una delle ultime configurazioni spazio/temporali che verrebbero in mente a qualunque essere con un minimo di raziocinio per mettere al mondo un bambino. Nonostante questa inconfutabile realtà, una studentessa rimane incinta e solo allora capisce la cazzata che ha fatto.

 Una sua amica, la protagonista del film, decide di aiutarla e la accompagna all’appuntamento con un medico clandestino in un puzzolentissimo hotel: il tizio le tratta da schifo, le violenta entrambe, si fa pagare, inserisce il sondino , si lava le mani e va via. Lei rimane agonizzante nel letto dell’hotel, fino a quando espelle il feto che viene avvolto in un foglio di giornale e buttato in un cassonetto. Ugh.

Nonostante da questo mio breve riassunto il film possa sembrare gravido ( è proprio il caso di dirlo) di colpi di scena, scene chiave, violenza e drama, si ha la perenne sensazione che in realtà non succeda niente: il grosso del film si svolge in un quarto d’ora, e l’ora e un quarto che resta è tutta di di sguardi, silenzi, cani che abbaiano e moquette luride. I pochi dialoghi sono calcolati in base agli studi sugli stati di dormiveglia e fase REM, il che vuol dire che gli attori emettono suoni articolati e significanti esattamente un attimo prima di quando lo spettatore in sala comincerebbe a russare. E per la maggior parte sono frasi tipo “Si stenda” o “Caccia i soldi, puttana” o “Non lo dirai a nessuno, vero?”.

Ho deciso di non dare un voto numerico al film perchè in fin dei conti è anche un pò colpa mia: Se gli addendi sono

-film sull’aborto +

-rumeno+

-proposto al cineforum della Sinistra Giovanile =
 

  hai gettato volontariamente una serata della tua vita e non puoi dare la colpa che a te stesso.

Incasso il colpo con la poca dignità che mi rimane in momenti simili.  

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FailGeist

Marzo 26, 2008

Era da un pò che mi dicevano“oh, ma l’hai visto Zeitgeist?”,  “oh, vediti Zeitgeist“, “oh, ma poi l’hai visto quel film che t’ho detto, Zeitgeist?”, allora in queste molli nottate pasquali ho preso il coraggio a due mani e mi sono visto questo famoso Zeitgeist.

Chi mi conosce lo sa: sono pieno di pregiudizi su tutto e tutti, e sinceramente mi va bene così perchè è raro che mi sbagli. Non è per presunzione, eh. Anzi sì, è per presunzione.

Ma manco questa volta mi sono sbagliato, ed è per questo che la categoria TSSMT si arricchisce di un nuovo fail cinematografico, spoilerato dal vostro arrogante servo: me.

Il regista è famosissimo nell’ ambiente dei cineasti, firma le sue opere con tanti diversi pseudonimi (il più usato è Mel Gibson): per la direzione di questa sua ultima fatica ha scelto di usare però il suo vero nome, Captain Obvious.

Tra l’altro Zeitgeist ( che per comodità mia d’ora in poi chiamerò FailGeist) è un pò come quando noi studenti fuori sede dobbiamo partire per le feste sacre verso casa e c’abbiamo il frigo ancora con qualche provvista: ci diciamo “hey, se mischio sugo-che piace a tutti, no?- con fagioli-che piacciono a tutti, no?- con le rape-che piacciono a tutti no?- verrà sicuramente un buon pasto, no?”

No.

Religione e 11/9, poi Hitler e microchip sottocutanei, e poi le banche e il nuovo ordine mondiale. Io ci avrei messo anche Lochness e i Templari, e magari il Chupacabras.

La formula non regge, e in più vedo in Failgeist un bel pizzico di malafede: tracciare un quadro denigratorio della storia delle religioni notando come “oooOOOH (da leggere con tono di voce ascendente e tutti in coro)! I culti nati tra Egitto, Palestina e Grecia sono molto simili tra loro! Quali strane somiglianze! E per di più in terre così lontane fra loro e senza contatti culturali di alcun tipo!! Allora è vero che ci prendono in giro! Argh!”, bè, tutto ciò potrà stupire qualche stupido yankee, non certo me.

Grandi teologi e storici hanno notato come l’uomo si è sempre trasmesso informazioni, oltre che donne, stoffe e cammelli; ebbene sì, caro Captain Obvious: anche in materia di religione e mitologia.

Sapete, vedere FailGeist è come assistere allo squallido spettacolino di un mago alle prime armi: proverà disperatamente ad ammaliarci con trucchi goffi, sapendo che una colomba tirata fuori da un cilindro-pure se la colomba è morta per la mancanza d’aria-farà sempre contenti i bifolchi che perdono il loro tempo nel suo teatro di periferia.

Io non mi ritengo un credente nel senso più stretto della parola, ma a prescindere dai crimini di cui la Chiesa Cattolica si è macchiata nel corso della storia, cerco di non commettere mai due errori ermeneutici, che puntualmente ritroviamo in questa merda di film: 1, confondere religione come fatto spirituale con il suo umanissimo sviluppo istituzionale; 2, usare gli errori del secondo per sminuire la portata del primo: giusto per capirci, se Ghandi avesse fatto uso di eroina, questo avrebbe inificiato la portata del suo messaggio? Non credo.

E poi la faccenda dell’ 11/9. Sì, ok, grande tragedia, 6000 and runnin’ morti, colpo al cuore dell’Occidente, paura e insicurezza e tutto quello che volete. Ma finitela con le teorie sulla cospirazione. Cosa dovremmo fare noi baresi, cominciare a indagare sui coinvolgimenti dei terroristi baschi per Punta Perotti? Sono noti i rapporti fra la famiglia Bush e il suo equivalente saudita, i Bin Laden. Solo finitela di romperci le palle, dall’11/9 ogni scribacchino da tabloid si sente Tom Clancy. Più che altro pensate a non eleggere un Bush 2.0 alle prossime amministrative, amici americani. Vi siete già vendicati abbastanza.

Ho cercato di mandare una mail agli autori del film, tramite il loro sito, ma la loro casella, dicono, è intasata dalle troppe mail di pompini che i mentecatti di mezzo pianeta gli stanno mandando, impedendo a me di dire che li ritengo dei populisti biechi, dei ricercatori approssimativi e dei faziosi senza scuse. Ma la casella di posta scoppia di pacche sulle spalle e mail macchiate di lacrime di rabbia per le ingiustizie del mondo.

Domani sera mi vedo un porno.

Edit: Il documentario si presenta come ” no profit”, fatta eccezione per i banner sparsi un pò ovunque nell’internets, google videos, dvd, magliette e libri illustrati che vendono tramite il loro sito in tutto il mondo.

Ho appena finito di vedere il film più brutto del mondo.

Il film è un college-horror anni ‘80 ( e già qui avrei dovuto fermarmi) con protagonista un giovane metallaro incazzato col mondo che quando muore il suo rocker satanico preferito svalvola.

A scuola lo prendono tutti per il culo, è uno sfigato, se la fa con un nerd molto probabilmente ebreo e non chiava mai, ma a lui non importa perchè si ascolta il rock e questo gli basta ad essere felice.

Un suo amico dj gli regala l’ultimo ellepì del suo drogato preferito e quando lo va a mettere sul piatto a casa, si accorge che il disco gli parla! E gli dice che è tempo di vendetta! Il potere del rock’n'roll gli darà la forza per far sputare i denti ai suoi odiati compagni di scuola!

All’inizio questo rapporto con il paranormale lo fa diventare un sacco sicuro di sè e figo (diciamo come Butters/Professor Chaos), ma poi si sa che le cose vanno sempre a puttane.

Preferisco non continuare, perchè poi diventa tutto troppo assurdo: il coglione duplica il vinile su cassetta e là inizia la carneficina, perchè chiunque senta quel nastro-indovinate un pò- POI MUORE!

Scena finale: ballo della scuola, campo da basket adibito a sala da feste, qualcuno mette nell’impianto la cassetta stregata: persone che si sciolgono all’impatto con i fulmini che escono dal manico della chitarra del rocker zombie, che intanto si è materializzato in tutto il suo decadente splendore.

Dopo mille stupide peripezie il nostro eroe sconfigge il demone facendolo precipitare da un ponte. Bacio appassionato con la ragazza sensibile della scuola che gli fa il filo dal primo minuto del film e che, fino a quando lui non ha il potere conferitogli dal rock, non riusciva nemmeno a salutare senza balbettare.

Insomma, una gran bella merda di film, senza nessuna attenuante, tranne forse un piccolo cameo di Ozzy Osbourne (irriconoscibile) nei panni di un prete anti-rock.

Tornando a casa mi sono detto “vabbè, è solo un film del cazzo, pazienza, torni a casa e lo dissi pesantemente in un post sul tuo fottuto blog e finisce là”…salgo su per fumarmi una sigaretta e controllare la posta e su myspace trovo questa:

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…con il risultato che ora ho paura del rock e sono convinto che mi stia perseguitando. In effetti, dopo tanti anni di rappeggiamenti da qualche tempo ho ripreso ad ascoltare un pò di suoni chitarristici, ma ora ho paura del rock e del mostro che mi può far diventare. Potrei ritrovarmi a mettere un vinile dei Motley Crue durante un rave in facoltà e far morire i miei colleghi arabisti, per esempio. E a quel punto mica me la cavo frignando davanti ad un giudice.

Ah, dimenticavo di dirvi il titolo del film, che è “morte a 33 giri”, e siccome voglio bene a tutti i pochi aficionados di ’sto blog, vi dico: state attenti al rock, non sfottetelo, non costringete il rock a venirvi a cercare a casa sotto le spoglie di uno sbandato di merda pieno di borchie, che poi va a finire che vi beccate un assolo letale di fender che vi squaglia come cera al sole.

This shit stole my time

Marzo 3, 2008


Ho deciso di aprire una categoria a parte dedicata a cinema e musica, chiamata come potete vedere “this shit stole my time” perchè certi film che ho visto o certi album che ho ascoltato erano così merdosi che dedicargli due ore della mia preziosa vita è stato veramente un furto.

Inauguriamo TSSMT con un film del 2001, “The pledge-La promessa”. Saltando a piè pari i vari credits (facendo un favore che non si meriterebbero a regista, sceneggiatore e direttore della fotografia), passiamo al dissing cominciando dal protagonista, Jack Nicholson (l’attore che mi sta più sul cazzo dopo Hugh Grant) e dal suo personaggio, uno Image Hosted by ImageShack.ussbirro del mid-west in pensione che nonostante sia vecchio e rincoglionito è tormentato da un vecchio caso di stupro/omicidio di una bambina mai risolto (secondo lui eh, perchè il balordo in realtà è un indiano mezzo down che si spara in bocca dopo aver confessato. L’indiano è Benicio Del Toro, ma il cameo non vale la visione di questo scempio di film).

Tutti gli stanno a dire “dai Jack, il caso è chiuso il caso è chiuso il caso è chiuso” ma lui basandosi sui disegnini della bambina morta ANNI ADDIETRO è convinto che il maniaco è ancora là fuori, e io ho una promessa da mantenere. La sua paranoia finsce per fottere la sua liason con una sciatta cameriera-white trash locale con figlia (ovviamente) a seguito. In realtà tutto questo esiste solo nella sua grande testa di cazzo e non nel mondo vero, ragion per cui al regista sembra ovvio sfruttare il potenziale (tsk tsk) mimico-facciale di Jack Nicholson, facendogli fare facce da pazzo scoppiato come se fosse Jim Carrey in “The Mask” fatto di MDMA, e questo dal primo all’ ultimo minuto del film.

Alla fine Jack Nicholson manda a puttane la possibilità di farsi una nuova vita fatta di sesso consensuale con la cameriera, di pesca al lago e tutte queste belle cose usando la figlia della sua donna come esca nei boschi per un presunto pedofilo (anzi, IL presunto pedofilo, che nel suo cervello sarebbe lo stesso del primo caso).

All’imbosata di Jack Nicholson non si presenta nessuno, ovviamente. O forse sì? Forse l’incidente stradale che proprio in quel momento c’è stato proprio lì ha impedito al Pedo Killa di perseguire i suoi nefandi scopi?

Il regista cerca di farcela bere:primo piano di Jack Nicholson che sbarra gli occhi spiritati e serra la mascella in un suo tipico ghigno del cazzo. Fine del film.

Voto: 2/10 ( un punto ciascuno dato dai miei coglioni, che dopo essersi schiantati a terra non serbavano rancore e hanno voluto essere benevoli col film. Io mi sono astenuto dal votare).